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Biografia - Associazione Romano Canosa per gli Studi Storici

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ROMANO CANOSA


Il Magistrato

Romano Canosa nasce il 6 agosto 1935 a Ortona.
Si iscrive a Legge a Roma dove, ospite della Casa dello studente, fa le prime esperienze di “conflitto” sociale nell’ambiente universitario.
Come egli scrive :
“ La Casa dello studente a Roma era allora uno strano posto dove confluivano da tutto il  Meridione gli studenti con le medie molto alte. L’ambiente era un misto di pazzia, di genialità e di disperazione che non ha mai smesso di stupirmi. Intellettuali già sradicati, figli della piccola e piccolissima borghesia meridionale, megalomani in cerca di un destino (che solo poche volte avrebbero avuto), sgobboni che studiavano dalla mattina alla sera senza uscire dalla stanza, ignorando tutto quello che non era scritto nei libri, esponenti di grandi famiglie (vi era anche un Berlinguer).” (da “Storia di un pretore”, Einaudi, 1978, pag.4).  Si laurea nel 1957 con una tesi di diritto civile con il prof. Emilio Betti. Dopo quattro anni di esperienze in studi professionali romani, nel 1961 vince il concorso per la magistratura e viene invitato a presentarsi alla pretura di Milano.
Si rende subito conto delle piaghe che affliggono la giustizia italiana: burocratismo, lentezza,  chiusura culturale della dirigenza e classismo. Nel 1963 gli vengono affidate “le funzioni” e cioè le prime cause da decidere in prima persona. Si iscrive alla Associazione Nazionale  Magistrati e aderisce in un primo momento alla corrente moderata  di Terzo Potere che lascia nel 1969 per aderire a Magistratura Democratica divenendone uno dei protagonisti. Nel 1970 viene assegnato alla Sezione Lavoro della pretura di Milano e, con l’approvazione nel 1970 dello Statuto dei Lavoratori, è giudice in una serie di casi dove le sue sentenze, magistrali e rivoluzionarie, che associavano il rigore della norma alla tutela dei lavoratori, divennero fondanti di una nuova cultura delle cause di lavoro.  Da allora fino alla fine della sua carriera Romano Canosa conduce una sistematica azione critica del sistema “giustizia” in Italia.  Di questa battaglia restano vivissimi documenti nei suoi libri: “La Polizia in Italia dal 1945 ad oggi”(1976); “Diritto e Rivoluzione” (1977); “Il giudice e la donna” (1978);  insieme a Pietro Federico “La Magistratura in Italia dal 1945 ad oggi” (1974); “Storia della Magistratura in Italia: da piazza Fontana a Mani Pulite “ (1996). Di particolare interesse il resoconto autobiografico del 1978, “Storia di un pretore”: una vissuta cronaca coraggiosa e appassionata della vita e dei conflitti nella magistratura italiana negli anni caldi delle lotte sindacali e del 1968. Preziosi documenti per la comprensione delle vicende della Magistratura italiana negli anni ‘70, ‘80, anche i suoi scritti in “Critica del diritto”, nei “Quaderni piacentini” e in “Sapere” (cfr bibliografia).
Romano lascia la Magistratura nel 2005 e si dedica completamente alla passione dei suoi studi storici. La sua indipendenza di giudizio e la sua libertà di pensiero ne hanno fatto un simbolo di coraggio civile e di coerenza etica che resta, oltre al monumento di opere storiche, il suo legato più prezioso.


Lo Storico

Fin dagli anni Settanta Romano Canosa scrive di giudici, diritto, formazione della legge, iniziando con  il libro La magistratura in Italia dal 1945 ad oggi  (Il Mulino, Bologna,1974) . Collabora  contemporaneamente alle riviste Quaderni Piacentini, Il Mulino, Quale Giustizia, Critica del diritto, Politica del Diritto, Magistratura Democratica, La questione criminale  ed altre ancora. In questo periodo i temi centrali del suo lavoro sono dedicati alla legislazione sull’aborto,alle sanzioni contro il fascismo,ai diritti del soldato. Nel 1978 esce per Einaudi Storia di un pretore esemplare racconto della sua esperienza giudiziaria che indusse molti giovani ad entrare in magistratura.  Un diario coraggioso, avvincente, ricco di passione umana e politica che , oltre al quotidiano lavoro di un giudice, narra il movimento di  Magistratura Democratica  attraverso i problemi e la crisi della società italiana del tempo: i licenziamenti, la chiusura delle fabbriche, la condizione dei lavoratori,i comportamenti padronali. Nel 1976  esce, per i tipi di  Il Mulino, La polizia in Italia dal 1945 a oggi. Frequenta il gruppo di Medicina Democratica e scrive una Storia del manicomio in Italia dall’unità ad oggi (Feltrinelli,Milano ,1979).

Negli anni Ottanta Canosa si occupa  ancora di magistrati ma spostandosi molto indietro nel tempo. Insieme ad Amedeo Santosuosso scrive  nel 1981 per Feltrinelli Magistrati, anarchici e socialisti alla fine dell’Ottocento in Italia e nel 1983, per l’editore romano Sapere 2000, pubblica   Tempo di peste: magistrati ed untori nel 1630 a  Milano.
In un movimento di andata e ritorno nel tempo, i suoi interessi si spingono sempre più verso la storia sociale, quella delle  istituzioni totali,  della devianza e della sessualità (cfr “bibliografia”). b E’ in questi anni che inizia   una Storia dell’Inquisizione in Italia dalla metà del Cinquecento alla fine del Settecento (Sapere 2000,Roma,1986)  in cinque volumi che completerà nel 1990.

Lo studio del Seicento diventa sempre più dominante nel suo lavoro di storico come anche la frequentazione degli archivi spagnoli che saranno una sua  meta ricorrente per gli anni a venire.
Questa  apertura verso l’Età Moderna porta Romano, negli anni Novanta, ad interessarsi alla storia di Milano ed alla sua grandezza e miseria  nell’Italia spagnola , alla storia del Mediterraneo nel Seicento come anche a  quella dei banchieri genovesi e sovrani spagnoli fra Cinquecento e Seicento, a Lepanto e  alla Lega santa contro i turchi ed alla storia dei Farnese. Ma non trascura in questi anni temi più attuali. Pubblica una seconda Storia della magistratura in Italia da piazza Fontana a Mani pulite  ( Baldini e Castoldi, Milano,1996), una Storia della criminalità in Italia:1845-1945 (Einaudi,Torino,1991) ed una Storia dell’epurazione in Italia: le sanzioni contro il fascismo 1943-1948 (Baldini e Castoldi, Milano, 1999).

Questo instancabile storico, dalla incredibile mole di lavoro sempre realizzato su un faticoso scavo di archivio, (70 volumi pubblicati ), continua negli anni Duemila ad affrontare due nuovi percorsi  che si intrecciano fino al 2010. Sono: la storia dell’Abruzzo, dedicata alla sua terra, in sedici volumi, che vanno dal Cinquecento al  Novecento, pubblicati  con la casa editrice ortonese Menabò e la storia del fascismo : I servizi segreti del Duce nel 2000, La voce del duce:l’agenzia Stefani, nel 2002, Graziani: il maresciallo d’Italia nel 2004, A caccia di ebrei: Mussolini, Preziosi e l’antisemitismo fascista, nel 2006, Mussolini e Franco: amici alleati, rivali, nel 2008, Farinacci: il superfascista nel 2010, tutti pubblicati con la casa editrice Mondadori.  Infine il suo penultimo libro:  Pacelli: guerra civile spagnola e nazismo ( Sapere 2000, Roma, 2009).

Romano Canosa muore a Ortona il 7 agosto 2010.




 
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